Io, vagabondo…

Fine di un’altra giornata infinita.

Mentre tornavo a casa stasera ho incrociato quello che sicuramente è un mio collega.

L’ho riconosciuto subito: ragazzo che poteva avere la mia età, scarpa da ginnastica sotto un paio di pantaloni color verde militare tipo jeans, giubbotto chiuso ermeticamente, borsone mezzo sformato sulla spalla, cuffie con auricolare nelle orecchie, parlava a telefono mentre correva dietro all’autobus con una leggera corsa. L’ha preso l’autobus. Ce l’ha fatta.

Certo, sennò che stagista era.

Gli avrei battuto volentieri un cinque quando ha afferrato con la mano la maniglia della porta del bus per entrare.

Mi sarebbe piaciuto, ma con l’armamentario che anche io mi porto appresso ogni giorno sarebbe stato difficile.

Sì, perché la mattina, quando intorno alle 8.30 esco di casa e scendo in garage a prendere il mio fedele motorino sembro sempre in procinto di cambiare nazione di residenza: borsone strapieno (senza la roba per fare la doccia, giuro, non ci entra, ci ho provato in tutti i modi), borsa da “civile” a spalla, palla medica da 2 kg per trasformare il lavoro in palestra sotto il braccio ed eventuale sacchetto di scarpe chiodate in pugno.

Mi manca giusto la canzone di sottofondo:

io, vagabondo che son ioooo, vagabondo che non sono altroooo

All’arrivo in ufficio, smontare tutto dal povero fedele motorino diventa come organizzare lo sbarco in Normandia: allora prima si tira fuori il borsone, poi, mentre si rimette la borsa “civile” sulla spalla (perché cade, sempre), ci si leva il casco che va incastrato nel bauletto (rigorosamente rotto e quindi che necessita di una chiusura alla Lupin) insieme alla palla medica da 2 kg, perché va bene arrivare in ufficio con la borsa e il borsone, ma anche con la palla medica sotto braccio no, quello non si può.

C’è un limite a tutto anche per uno stagista.

Il bello arriva quando finalmente si arriva al campo. Le ventordici borse che hai da tutto il giorno trascinato in giro adesso vanno scarrozzate per il campo. Perché in tutti i campi c’è sempre il terrore che ti freghino anche le mutande mentre non guardi o mentre ti stai scaldando. Guai a lasciare le borse in un posto che non può essere controllato a vista.

Anche se a vista a volta vuol dire dall’altra parte del campo. Perché allo stagista viene fieramente ripetuta sempre la stessa battuta: “Eh, accidenti! Tanto da qui a lì quanti sono, 200 metri? Quello lì deve solo sperare di correre abbastanza a lungo!” 

Nel caso dei lanciatori la battuta si modifica in “Se ti rubano la borsa non vorrei essere in loro!” 

In questo caso specifico la risposta è “Speriamo di beccarlo nei primi 30 metri, perché dopo per me diventa mezzofondo!” 

Quindi lo stagista (soprattutto se lanciatore) vaga con borse e borsoni in giro per lo spogliatoio, per il campo, per il prato del campo, per la palestra.

Ma, per quanto una borsa possa essere grande, arriva sempre il momento in cui ti serve qualcosa che in quelle tremila borse che hai non ci stava, oppure che non hai messo la sera prima quando, con l’occhiaia ai piedi, stavi cercando di chiudere quella benedetta cerniera.

In genere, in quelle borse c’è di tutto: dal calzino di riserva, all’elastico per lo stretching, all’asciugamanino per la palestra, alla pallina appesantita per fare esercizi.

Ma siamo sicuri?

Non è che oggi ti serviva proprio quella chiavetta per avvitare i chiodi delle scarpe che hai lasciato sulla scrivania pensando “non la uso mai, che me la porto a fare”?

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