Tu quoque, Brute, fili mi! (Parte II)

[continua da Parte I]

Quindi, dopo un recupero grandioso degli allenamenti con i giovini atleti, ecco che inizia il periodo peggiore dell’anno.

No, non era l’inverno freddo e gelido. E’ l’estate. Anche se anche il periodo della campestri invernali all’alba non è male.

In estate, lo stagista-coach dice addio a tutti i timidi tentativi di socializzare con altri esseri umani maggiorenni perpetuati nei week end. Perché i ragazzi hanno le gare e alle gare vanno seguiti. E, in alcuni casi, quando il genitore non collabora perché “ha da fare”, vanno anche portati e riportati.

Ritrovo dei giudici pre gara alle ore 14:00. Allora inizi prelevando Giuseppina a Ponte a Greve alle 9 di mattina, prosegui andando da Gianclaudio a Casellina, passi da Osvalda a San Frediano che tanto è di strada, e infine da Arnolfo a Campo di Marte “tanto già che ci sei…”. Dopodiché via tutti a Colle Val d’Elsa. O a Grosseto. O a Aulla, perché no.

Con mezzi propri.

E sarà all’altezza di Carrara che Gianclaudio si accorgerà di non avere le scarpe chiodate. Osvalda frugherà nello zaino alla ricerca del telefono e non lo troverà. Arnolfo non avrà la roba per fare la doccia dopo la gara. Giuseppina non avrà il tesserino della FIDAL.

Il pazientissimo stagista-coach cercherà di porre rimedio a tutto, perché alla fin fine un paio di numeri di differenza soltanto puoi prendere le scarpe di Giuseppina, se la mamma di Osvalda chiama può chiamare al suo telefono, chi non ha il tesserino si spera nella dichiarazione e se Arnolfo non può fare la doccia che sarà mai.

Arrivato al campo, lo stagista-coach cerca frenetico le buste gara per distribuire i pettorali a tutti, spuntare tutti e assicurarsi che l’orario non sia cambiato, e nel frattempo, tiene d’occhio il gruppetto che ha portato che è visibilmente stordito dalla trasferta, dal campo nuovo, dalle persone intorno.

Impartisce ordini, manda tutti a scaldarsi, ricorda a tutti che serve la maglia della società. Ah, insieme ai chiodi, Gianclaudio ha lasciato a casa anche la maglia della società. Vabè, con un ottimo gioco di incastri, mentre Giuseppina gli lancia le sue scarpe a fine gara, Arnolfo può passargli la sua maglietta, tanto deve correre nella batteria dopo quella di Gianclaudio.

E tutto il gioco di incastri prosegue, per tutto il giorno. Verso le 19.30, il coach e il suo gruppetto di ragazzini potrà tornare verso casa. Con le braccia bruciate dal sole, la maglietta sporca e sudata, i piedi in fiamme, un sonno allucinante, la macchina con poca benzina.

E Arnolfo in auto che, con 35 gradi all’ombra tutto il giorno, non si è fatto la doccia.

Ma lo stagista-coach sarà felice. Perché i ragazzi avranno avuto i loro risultati e, alla fine di tutto, si sono divertiti e parlano già della prossima gara che vorranno fare.

E il lunedì, dopo la sveglia alle 6.30, il lavoro che porcamiseriaèlunedì, l’oculista che ha ritardato l’appuntamento, l’esame rimandato di una settimana, le braccia che bruciano come la zuppa della nonna alla “oh, l’ho cotta sul fuoco eh!”, con un mal di testa incessante dal giorno prima si presenterà lui, il campioncino che non è venuto alla gara, perché doveva studiare, ma che alla prossima gara dovrà assolutamente venire, perché è la punta di diamante del gruppo. Al suo esordio ha polverizzato le aspettative.

Perché è lui l’eletto, quello che porterà alto l’onore dello stagista-coach, che ripagherà le serate all’addiaccio e le mattinate a bordo campo, i week end di disagio delle gare, i mesi di pianificazione continua.

E’ così promettente che al primo accenno che lo stagista-coach gli farà con la mano per farlo andare a riscaldarsi, risponderà con una semplice frase. “Sì, vado subito!”

Dirà così, siamo sicuri?

Perché quello che uscirà dalla sua bocca somiglierà molto di più a un lamentosissimo “MA A ME MI FA FATICA CORRERE!”.

#pugnalatealcuore

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