Back from Belgrade: Simone Cairoli

Finiti gli Europei indoor, la squadra italiana è tornata a casa. I nostri Laura, Serena e Christian, che ho e abbiamo conosciuto un pochino meglio anche dalle intervistine che ho mandato loro, si sono fatti valere sulle pedane di Belgrado portando con orgoglio la loro maglia azzurra.

Nella lista di piccole interviste che ho fatto prima degli europei ad alcuni degli alteti non militari in partenza per Belgrado poteva mancare un’intervista a Simone?

Sicuramente no.

Ma è mancata.
Ci abbiamo provato, lo giuro! Un pò ho temporeggiato io ad inviare le domande fra i vari impegni, un pò lui fra le mille cose che riempiono le sue giornate; alla fine è partito promettendomi la mia intervista al suo ritorno.

E, incredibile ma vero, ci siamo riusciti.

Avevo conosciuto Simone qualche anno fa ad un raduno, quando io ancora eptathleggiavo e lui aveva iniziato a raggiungere risultati interessanti a livello italiano. Se non ricordo male proprio nel 2013, anno, come vedremo, della sua prima convocazione in azzurro.

Lo abbiamo seguito durante le settimane che hanno preceduto Belgrado e durante gli Euroindoor, supportati da dei cronisti (stranamente) collaborativi che lo hanno spesso nominato e ricordato durante le dirette, anche se la regia internazionale non ce lo inquadrava. E, diciamocelo, ci siamo anche un pò affezionati a lui. Non solo perché ha l’aria da bravo ragazzo, ma perché non ha mai fatto mistero della sua identità: lavoratore full time e atleta decathleta che sa difendersi anche in un panorama internazionale. Membro onorario del nostro Gruppo Sportivo Stagisti (se farò mai una maglietta te la invierò, promesso!). 

Dato che ognuno di noi si è un pò documentato sul suo conto (anche seguendolo sulla sua pagina Simone Cairoli) e che sicuramente nei prossimi giorni vedremo interviste sul suo conto girare per il web, ho deciso di porgli alcune domande più “amichevoli”, come le avrei poste se le avessi fatte ad uno dei miei compagni di allenamento.

Ed ecco la nostra intervista (finally!)

-Ti faccio poche domande perché immagino sarai impegnato con lavoro, interviste (sarai richiestissimo!) e festeggiamenti…E non ti chiederò commenti alle gare, sono certa che li leggeremo su molti altri siti nei prossimi giorni.

-Dimmi brevemente qualcosa di te, come se non ti conoscessimo e ti dovessi presentare. 
Ciao, sono Simone 27 anni e lavoro come addetto vendite nel reparto running al Decathlon di Saronno. Faccio atletica da 20 anni e prove multiple da 8. Nel 2013 ho vestito la mia prima maglia azzurra assoluta in coppa europa a Tallin e nel 2014 il mio primo titolo italiano ai campionati italiani indoor a Padova.

Professionalmente sono laureato in informatica (e con laurea ho capito che detesto la matematica, la fisica e la statisca) ed ho lavorato subito in ambiente informatico. Prima come semplice tecnico e successivamente come esperto nel web marketing e poi come commerciale per una web agency in Svizzera. Interrotto il mio rapporto collaborativo con loro, ho trovato una professione più vicina alle mie passioni: l’atletica, la pista.

Extra sport ed extra lavoro, invece, ho fatto per molti anni lo scout a Como e questo mi ha formato su valori importanti, che ho fatto miei. Le attività mi piacevano un sacco e ogni volta che posso cerco di riavvicinarmi, ma ho dovuto fare una scelta su come investire il mio tempo libero. Ed ho scelto l’atletica.

-Sei diventato uno degli atleti più seguiti durante gli Europei Indoor, lo sai?
Ommamma. Sembra quasi una responsabilità detta così (XD). In realtà con Andrea (il coach) avevamo deciso di impostare questi europei in modo da aumentare un po’ la visibilità. Ed in effetti ha funzionato e parecchio devo dire! Tra l’altro il video più visto sembra essere quello della caduta di Dudas, dove vengo ripreso dalle telecamere sulla volata finale del 1000. In curva. In terza corsia. Intanto che supero Mayer (piccola soddisfazione personale XD).

-I cronisti questa volta hanno anche parlato spesso di te e delle tue gare. 
Un commento in particolare mi (e ci) ha colpito: hanno detto che la presenza di multiplisti di livello all’interno della squadra nazionale è sintomo di un buona salute della Federazione. Che ne pensi?
In effetti non ho ancora avuto tempo di andare a cercarmi le dirette con tutti i commenti ma sarei davvero curioso di sentire direttamente quello che è stato detto. Tra l’altro non sei la prima persona che mi riporta queste parole. In linea di massima sono  d’accordo con quello che è stato detto: una federazione che funziona bene e che investe sugli atleti invece di puntare solo su quelli vincenti, si vede dal numero di decatleti che riesce a portare in una rassegna. Purtroppo però, parlando dell’Italia, io sono un po’ l’eccezione che conferma la regola. Negli ultimi 4 anni con il vecchio DT, il settore prove multiple è stato completamente dilaniato da scelte politiche più che tecniche (vedi spostare il polo delle prove multiple a Formia quando 6 persone su 8 vivono da Firenze in su). In più i miei 4 anni i professionismo (togliamo tutti gli anni prima della nazionale) sono stati ben poco valutati economicamente e l’unica proposta che mi è giunta è stata quella di lasciare il lavoro e trasferirmi a Formia. Ovviamente vitto e alloggio inclusi.

Da quest’anno, con la nuova direzione tecnica (del settore assoluto) e con la presidenza, sembra esserci comunicazione e la volontà di rifondare un settore prove multiple che in questi ultimi anni è stato considerato come fanalino di coda della federazione. Vedremo come si evolveranno le cose e sono abbastanza fiducioso, ma c’è ancora tanto da lavorare.

-Immagino sia stata una lunga strada quella che ti ha portato agli Euroindoor. Quali sono stati i momenti più difficili della preparazione alle gare? 
Devo dire la verità: momenti particolarmente difficili non ce ne sono stati in preparazione alle gare. Anzi. Da quando ho ridotto le ore con il nuovo lavoro anche la qualità degli allenamenti è migliorata parecchio e i risultati si sono visti. Nell’asta, per esempio, con un po’ di tranquillità sono riuscito a saltare, a sistemare la rincorsa…insomma a rendere una disciplina che era il mio tallone d’achille in una sicurezza. Ancora molto si può fare e a breve sono convinto che i risultati miglioreranno ancora parecchio. Spero di riuscire a fare la stessa cosa nei lanci.

-Abbiamo seguito anche la tua gara di avvicinamento all’europeo, la gara in Francia: qual è stata la tua spinta in più che ti ha permesso di raggiungere quel risultato così importante? c’è qualcuno che ti è stato di sostegno in modo importante? 
In effetti c’è stato qualcuno che mi ha dato una spinta in più. C’è stato qualcuno con cui ho parlato a Padova, durante i campionati italiani, che mi ha fatto sentire inadatto per quello che stavo facendo e per quello che sto dando all’atletica. E’ stato un momento difficile, umiliante e carico di nervosismo. Chi c’era a Padova mi ha visto piangere dopo le gare, nonostante il bel personale. Devo quindi ringraziarlo perché dopo essermi sentito dire che non potevo, che non ce l’avrei fatta e che non valeva la pena investire su di me, è scattata quella scintilla che mi ha portato a fare bene a Bordeaux e a guadagnarmi il pass per gli Europei. Grazie.

-Qual è stato il tuo primo pensiero quando ti è arrivata la convocazione ufficiale per Belgrado?
Quando mi hanno chiamato dalla FIDAL e me l’hanno detto, pensavano fosse caduta la linea. Erano giorni che ero ansioso di conoscere il mio “destino” e sapevo che la mia partecipazione era appesa ad un filo. Appena conclusa la telefonata sono rimasto catatonico per qualche secondo. Poi ho iniziato a saltare per la casa come un bambino. Testimoni lo possono confermare.

-Com’è stato competere con i più grandi atleti europei, in una sola parola?
Unastrafigatapazzescadarifareassolutamente (Vale come unica parola?)

-Secondo la tua percezione personale, hanno una mentalità molto diversa da quella italiana?
In realtà la mentalità tra noi atleti delle prove multiple è molto simile: ognuno sa di affrontare l’intera competizione con punti forti e punti deboli e questa cosa in due giorni di gara alla fine ci lega molto. Ci sosteniamo a vicenda indipendentemente dal livello della competizione. E’ proprio questo che mi fa amare la mia disciplina.

-C’è una differenza davvero sostanziale fra il nostro modo di affrontare le competizioni e il loro? 
Dipende. Ritengo di rientrare nella categoria di atleti che affronta la gara stando concentrato solo nel momento della competizione e invece rilassato nei momenti “morti”. E poi ci sono gli alieni. Tipo Mayer. Loro sono rilassati sempre ed hanno una sicurezza in tutto quello che fanno che mi ha lasciato impressionato.

-C’è un atleta in particolare che ti ha ispirato e al quale ti vuoi ispirare nella preparazione delle prossime gare outdoor?

Senza dubbio Mayer. Kevin, come detto prima, mi ha impressionato oltremodo sulla sicurezza dimostrata nell’affrontare la gara. In due giorni di gare non gli ho mai visto fare riscaldamento. Pronti via e ha fatto suon di PB. Negli ostacoli al secondo giorno, per esempio, è arrivato al campo di riscaldamento a piedi nudi (come suo solito), ha fatto due verticali
(???), ha posizionato due ostacoli e li ha passati con 5 appoggi, sempre a piedi nudi, per due volte. Ha messo le chiodate, ha fatto due partenze dai blocchi senza ostacoli contando 7 appoggi. E’ andato in gara ed ha fatto il PB di un decimo e mezzo. Semplicemente IMPRESSIONANTE!

 

-Parlami un po’ del tuo allenatore, che rapporto avete? 
Bhe Andrea è prima di tutto un amico e l’ho conosciuto nel 2013, anno della mia prima Coppa Europa. Il primo approccio è stato un po’…”strano”: era una delle prime volte che con il gruppo di allenamento uscivamo tutti insieme e siamo andati a tuffarci dai ponti nel Ticino. La giornata è finita con me che l’ho portato al pronto soccorso per farsi suturare la testa XD. A parte il primo approccio, siamo diventati molto amici e spesso usciamo tutti insieme, andiamo in vacanza, ci troviamo a giocare a softair o  anche semplicemente per prendere una birra. Grazie a lui ho iniziato a girare l’europa e ad affacciarmi ad un panorama internazionale serio che mi ha permesso di fare nuove esperienze e crescere come atleta. Non sono molti gli allenatori disposti a viaggiare e a farsi mille sbattimenti per portare i propri atleti a chilometri di distanza per gareggiare. E soprattutto non sono molti gli allenamenti disposti a fare un passo indietro e a chiedere aiuto quando un proprio atleta non migliora. Lui l’ha fatto nell’asta, e sono cosciente di quanto sia stato difficile per lui.

-C’è qualcosa che adesso vorresti dirgli?
Sicuramente GRAZIE. E poi…Andre, siamo arrivati fin qui insieme da soli. Cosa ci impedisce di raggiungere obiettivi ancora più alti? Ce la possiamo fare, insieme.

-Ti aspettiamo alle outdoor, più carico che mai! Hai una canzone che usi per caricarti? O un grido di battaglia?
Ci sarò promesso ;). Canzoni…cambiano spesso a seconda dei momenti e a seconda delle discipline su cui mi sono concentrato.

Un grido di battaglia dici? Non ho proprio un grido….ma alcune parole che mi sono entrate nella testa tratte dal film “ogni maledetta domenica”: “…Inches are everywhere around us…”.

 

C’è una cosa che a Simone non ho detto però e voglio sfruttare questo articoletto. Grazie da parte di tutti noi.

Perché è sempre bello sapere che da qualche parte qualcuno affronta una lotta simile alla tua e ti dimostra che ce la si può fare.

Grazie Simo, ce la possiamo fare 🙂

 

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